Il Piccolo, 26 novembre 2008
Sandro Bianchi (Fiom): «Commesse pubbliche per rilanciare i cantieri»
Gli effetti della crisi mondiale dell’economia non possono essere pagati in toto dai lavoratori, come pure quelli della disorganizzazione di Fincantieri. Lo ha ribadito ieri il coordinatore nazionale della cantieristica della Fiom-Cgil, Sandro Bianchi, nell’assemblea con gli iscritti del cantiere navale di Monfalcone, organizzata per fare il punto della situazione sulla trattativa per il rinnovo del contratto Fincantieri, utilizzando un’ora di sciopero, e la prima della serie che coinvolgerà tutti gli stabilimenti del gruppo prima dell’incontro in delegazione ristretta tra Fim, Fiom, Uilm e l’amministratore delegato della società, Giuseppe Bono. Al tavolo la Fiom conferma quindi di volerci stare, ma per discutere in modo diverso di salario e per affrontare nel merito la questione dell’organizzazione del lavoro in Fincantieri.
Senza nascondersi che la crisi «è realissima», come ha detto ieri Bianchi, sottolineando comunque che Fincantieri in ogni caso non si trova a dover gestire, come altri, la cancellazione di commesse già in fase di realizzazione e proponendo un paio di azioni da mettere in campo per fronteggiarla. «Pensiamo che Fincantieri debba chiedere innanzitutto all’azionista i mezzi per fronteggiare la crisi - ha detto Bianchi - e quindi un investimento per la ricapitalizzazione di un’azienda che opera in un settore strategico. C’è anche Fincantieri e non solo Alitalia». Se la situazione si aggravasse, si potrebbe inoltre pensare, secondo Bianchi e la Fiom, a misure di emergenza come la compensazione dello scarico di lavoro dei cantieri più esposti da questo punto di vista con l’arrivo di commesse pubbliche. «Pur essendo realissima, la crisi può essere affrontata - ha sottolineato Bianchi -, ma non essere usata strumentalmente contro i lavoratori, anche se secondo l’azienda lavorano poco e guadagnano bene. Le cifre che però l’azienda fornisce rispetto gli stipendi dei suoi dipendenti sono superiori al reale di circa 300 euro in media, quello che potrebbe in effetti fare la differenza a fine mese, come i lavoratori non hanno mancato di affermare a gran voce in assemblea». La Fiom respinge, quindi, al mittente l’impostazione di Fincantieri, soprattutto perché alle spalle «ci sono molti anni di navi consegnate nel rispetto dei tempi e con piena soddisfazione dell’armatore, di risultati economici positivi e, questo per il quarto anno consecutivo, di distribuzione del dividendo all’azionista, cioé al Tesoro». «In più l’azienda non è indebitata», ha aggiunto Bianchi, chiedendosi chi abbia consentito a Fincantieri di ottenere questi risultati. Il quadro è comunque mutato ma, ha spiegato ieri il coordinatore Fiom, l’azienda ha proposto come unica ricetta per un recupero di efficienza quella del maggiore impegno da parte dei lavoratori.
«La distanza tra ore di presenza in cantiere, 1500 l’anno circa, e ore effettivamente lavorate, 1000, per stessa ammissione dell’azienda - ha rilevato Bianchi -, è però dovuta al ritardato arrivo dei materiali, all’attesa del lavoro da effettuare, quindi a una mancanza di organizzazione di cui vogliamo discutere. Fincantieri, però, invece di mettere le mani alla riorganizzazione dice ai lavoratori che se vogliono qualche soldo in più devono rendere di più. Quanto però è impossibile in queste condizioni. È questo il grosso nodo della vertenza cui si lega direttamente quello del salario». La Fiom ha chiesto a Fincantieri un aumento di 300 euro in parte fisso in parte variabile. L’azienda però, sempre secondo l’organizzazione, ha del tutto chiuso sul primo fronte e avanzato delle proposte peggiorative sul secondo. La Fiom, comunque, si siederà al tavolo per il rinnovo di un integrativo di cui «i lavoratori hanno diritto, perché è scaduto da un anno, e di cui hanno bisogno per reggere la crisi». A seconda dell’esito dell’incontro con l’ad Bono e della successiva ripresa del tavolo allargato, prima di Natale, la Fiom potrebbe decidere altre iniziative di pressione nei confronti dell’azienda. «Certo non saranno scioperi dimostrativi, perché non possiamo e non vogliamo pesare sulle paghe dei lavoratori», ha concluso Bianchi.
Laura Blasich
Messaggero Veneto, 26 novembre 2008
Monfalcone. Il coordinatore nazionale per la cantieristica interviene sul contratto integrativo
Bianchi (Fiom): senza accordo si va al conflitto con Fincantieri
“Lasciamo perdere valutazioni e opinioni personali, ma è clamoroso che l’azienda usi questi dati falsi e sostenga che gli operai guadagnano bene e lavorano poco e sono quindi dei fannulloni. In realtà le paghe si aggirano sui 1.100-1.200 euro per gli operai e 1.400-1.500 euro per gli impiegati, scarto che fa la differenza tra situazione decente e sopravvivenza. Visto che le navi sono consegnate nei tempi previsti, che le consegne sono sempre avvenute con soddisfazione dell’armatore, che i risultati dell’azienda sono positivi pur in un settore di bassa redditività, che l’azienda per il quarto anno distribuisce il dividendo all’azionista e che nessun debito è stato accumulato, se i lavoratori sono fannulloni - chiede ironico Bianchi - chi ha fatto ottenere i risultati?”.
Sul nodo salari ricorda che Fiom nella sua piattaforma ha presentato una richiesta salariale di 300 euro tra parte fissa e variabile. “Ma l’azienda ha opposto netto rifiuto alla parte fissa (indennnità di turno, specificità di stablimento o indennità prove a mare o lavori gravosi) così come ha rifiutato il consolidamento di voci variabili ormai storicamente presenti in stipendio. Voci che allo stipendio in sè avrebbero portato poco - spiega -, ma avrebbero influito su altri istituti. Per la parte variabile cercano di smontare il premio di programma, unico aspetto che aveva funzionato, legato ai tempi e che non divide i lavoratori, cercando di collegare i risultati prodotti in singole officine. Ma così si finsice nella padella del premio di produttività, che invece non ha mai funzionato. Parlano inoltre di premio di redditivittà, ma è una contraddizione perchè se dicono che non si sono e non ci saranno risultati, sanno già che il premio non ci sarà”.
Sui riflessi che la crisi potrebbe avere sul gruppo, Bianchi riconosce la difficoltà del momento e come inciderà su Fincantieri, ma aggiunge anche come sarebbe potuta finire “se fossimo stati in Borsa” e porta l’esempio dei cantieri francesi, di cui si sono impossessati i coreani e “il presidente Sarkozy ha dovuto versare 110 milioni di euro per riportare la quota pubblica a un livello tale da poter almeno avviare una discussione in caso di privatizzazione. Fincantieri ha un portafoglio ordini di 12 miliardi di euro, che non aveva nel 2000 nè nel 2004 quando sono stati fatti gli accordi precedenti. Quello che è già successo in altri cantieri, cioè la cancellazione ordini per Fincantieri non avviene. E’ stato cancellato un megayacht, ma è un prodotto di nicchia e c’è stata richiesta di slittamento consegna di due piccole navi da crociera, ma è una cosa diversa. Sulla crisi invece, Fincantieri dovrebbe pensare a una innovazione del prodotto, visto che passata la crisi non torneremo mai come prima, ma dovrebbe anche chiedere all’azionista investimenti per ricapitalizzare e in caso d’emergenza pensare a strategie tampone (commesse pubbliche)”.
Cristina Visintini




